Archivio mensile:maggio 2018

L’ultimo chiuda la porta

Tre mesi fa mi sono licenziata.

Non è un modo di dire, mi sono proprio licenziata, ho scaricato i fogli dal sito dell’ASL, li ho compilati, ho fotocopiato la mia carta d’identità e, dopo uno smonto notte, li ho portati all’ufficio personale.

“Dottoressa, aspetti, il Direttore del personale vorrebbe parlarle.”

Entro nel suo ufficio, lo stesso in cui mi sono seduta il giorno della firma del contratto, sette anni fa. Anche il Direttore del personale è lo stesso.

“E quindi se ne va?”

“Sì, esatto.” Continua a leggere

Please, come with me

Spesso vi ho detto di quanto la Rianimazione possa essere paragonata ad un imbuto. Un enorme imbuto in cui convogliano tutte le disgrazie dell’ospedale, i pazienti più critici, i casi umani più disperati, le situazioni cliniche senza via d’uscita che si arenano in quello spazio angusto, senza porte e finestre e, che spesso, proprio lì terminano, in un vicolo cieco che, dopo la strettoia dell’imbuto non sfociano in niente di buono.

La  stessa metafora dell’imbuto può essere utilizzata per il Pronto Soccorso dove, in scala molto più ampia, confluisce ogni sorta di malessere, fisico e psichico, un luogo dove arrivano non solo i pazienti che stanno davvero male e necessitano, appunto, di un pronto e repentino soccorso, ma anche chi sta male da un po’ di tempo e non ha voglia di fare la fila dal medico di base e aspettare la data di prenotazione per una visita specialistica, oppure chi non ha un posto migliore dove andare per farsi ascoltare, per vomitare il proprio disagio psichico, o sociale, la propria solitudine e la conseguente ricerca di ascolto e attenzione. Continua a leggere