Archivio dell'autore: paolasmd

L’ultimo chiuda la porta

Tre mesi fa mi sono licenziata.

Non è un modo di dire, mi sono proprio licenziata, ho scaricato i fogli dal sito dell’ASL, li ho compilati, ho fotocopiato la mia carta d’identità e, dopo uno smonto notte, li ho portati all’ufficio personale.

“Dottoressa, aspetti, il Direttore del personale vorrebbe parlarle.”

Entro nel suo ufficio, lo stesso in cui mi sono seduta il giorno della firma del contratto, sette anni fa. Anche il Direttore del personale è lo stesso.

“E quindi se ne va?”

“Sì, esatto.” Continua a leggere

Please, come with me

Spesso vi ho detto di quanto la Rianimazione possa essere paragonata ad un imbuto. Un enorme imbuto in cui convogliano tutte le disgrazie dell’ospedale, i pazienti più critici, i casi umani più disperati, le situazioni cliniche senza via d’uscita che si arenano in quello spazio angusto, senza porte e finestre e, che spesso, proprio lì terminano, in un vicolo cieco che, dopo la strettoia dell’imbuto non sfociano in niente di buono.

La  stessa metafora dell’imbuto può essere utilizzata per il Pronto Soccorso dove, in scala molto più ampia, confluisce ogni sorta di malessere, fisico e psichico, un luogo dove arrivano non solo i pazienti che stanno davvero male e necessitano, appunto, di un pronto e repentino soccorso, ma anche chi sta male da un po’ di tempo e non ha voglia di fare la fila dal medico di base e aspettare la data di prenotazione per una visita specialistica, oppure chi non ha un posto migliore dove andare per farsi ascoltare, per vomitare il proprio disagio psichico, o sociale, la propria solitudine e la conseguente ricerca di ascolto e attenzione. Continua a leggere

Per quel che ne so

Parliamo di Alfie.

Anzi no, parliamo di ciò che gira intorno ad Alfie e lasciamo stare questo paziente, che nella sua breve vita ne ha già viste a sufficienza.

Parliamo, anzi, proviamo a ragionare serenamente come adulti, come uomini di scienza, come esseri razionali e pietosi.

Come esseri rispettosi.

Come esseri umani. Continua a leggere

#quellavoltache

[Questo post rientra in un progetto di scrittura collettiva, nato per contrastare il victim blaming, ovvero il fenomeno per il quale le vittime che denunciano un abuso, una violenza o una molestia, vengono attaccate da critiche, insinuazioni, o veri e propri insulti.

In questo progetto, pensato dopo un po’ di chiacchiere e confronto tra amiche, alcune di noi racconteranno la loro storia di abuso. Perché le vittime non si sentano isolate, perché la violenza è un fenomeno diffuso, ma non per questo accettabile, o giustificabile. Chi volesse partecipare al progetto può raccontare la sua storia (solo se vi va e se vi sentite tranquilli nel farlo) sui social con l’hashtag #quellavoltache]

Ora vi racconto la mia volta. Continua a leggere

No Vax Free Vax e l’ignoranza

Oggi avevo un po’ di tempo libero e, come tutti quelli che hanno del tempo libero, mi sono dedicata ad uno dei miei hobby preferiti, un hobby che spesso sfuma nella perversione: attaccare rissa sui social su temi sanitari.

A mia parziale discolpa va detto che non me la sono proprio andata a cercare, diciamo che i miei amici, più o meno consapevoli delle mie debolezze, mi hanno sventolato sotto il naso un post di Free Vax, così come si fa con un drappo rosso per il toro, sapendo perfettamente che a certe tentazioni non so resistere. Continua a leggere

Non scappare 

“Paola, guarda, ti faccio vedere la foto di Francesca. Ieri sono andata a trovarla e sta benissimo.”

La mia Caposala parla, ma io non sento, perché sono troppo occupata ad attutire il colpo che la foto mi dà: una giovane donna in piedi sorride. Ai due lati ci sono due bambini piccoli in età prescolare. Sorridono anche loro.

Una foto qualsiasi tra migliaia di foto simili pubblicate ovunque e che, di solito, interessano solo i protagonisti o, magari, le nonne coinvolte, ma che in tutti gli altri evocano la medesima intolleranza: “Ma che palle, sai che cazzo me ne frega che tuo figlio ha superato l’esame di Judo…” Continua a leggere

“Dove devo firmare?”

“Dove devo firmare?”

“Non c’è niente da firmare.”

“Mi avete detto che mio marito non si riprenderà mai, che resterà un vegetale, io voglio firmare per l’eutanasia.”

“Gliel’ho già spiegato, l’eutanasia in Italia è illegale. Lo sa che non si può fare.” Continua a leggere