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Le nostre brutte mani

“Ragazzi, ci siamo, è ora di ballare.”

Il mio capo è campione mondiale di messaggi bomba su Watzapp.

Il Piemonte sta esplodendo, 10 giorni dopo i cugini lombardi, quei cugini che da giorni ci danno indicazioni e consigli sulla gestione dei pazienti.

Cosa dicono le ultime linee guida? Continua a leggere

Quando tutto questo sarà passato

Mai avrei pensato nella vita di dover, ad un certo punto, affrontare un’emergenza epidemica come quella che si è abbattuta questa settimana in Italia, a causa di Coronavirus.

E’ stato tutto così rapido e concitato che ci vuole un attimo a fare il punto, pur sapendo che i conti veri, quelli epidemiologici e statistici, verranno fatti per bene solo alla fine, perché ci sarà una fine, e saranno sicuramente dati molto interessanti.

Noi addetti ai lavori sapevamo che stava per arrivare, eravamo all’erta da tempo, ma quello che, forse, non ci aspettavamo era l’effetto detonante che questo arrivo avrebbe provocato sulla popolazione. Continua a leggere

“Come si sente, dottore?”

Siate onesti, da quanto tempo vi parlo della tragica situazione della Sanità Italiana? Io vi vedo, da qui, tutti a pensare: “Eh, il solito melodramma, questi medici ricconi che piangono lacrime di coccodrillo, che si lamentano di “gamba sana”, e poi fatturano soldoni in nero…”

Eh, col cazzo, il tempo è passato e avete finalmente capito cosa volevo dirvi, vero? Oppure non avete capito, allora ve lo spiego con calma.

“Come si sente, dottore?”

“Male.” Continua a leggere

Dobro

Io non so se esista l’Inferno, non sono esattamente una credente, ma nel caso in cui l’Inferno esista davvero mi auguro che un girone particolarmente sgradevole sia dedicato ai capò, i caporali dei lavoratori stagionali che vengono sfruttati in Italia, non sono lavoratori, sono schiavi.

Chi pensa si tratti di un fenomeno esclusivamente relegato al Sud si sbaglia, perché è radicato anche nel ricco Nord, traino del Paese, fiore all’occhiello dell’economia nazionale, orgoglio agroalimentare dell’Italia nel mondo. Appezzamenti di terra pettinati come salotti su cui lavorano gli schiavi e noi che continuiamo a dirci che la colpa è degli schiavi stessi.

Non so perché, ma sono anche indirizzati nelle varie colture a seconda delle etnie: i bulgari e i rumeni nelle vigne, i cinesi nelle risaie, indiani e cingalesi nelle stalle.

Non conosco i numeri e l’impatto sociale, ma conosco quello che vedo e che curo.

Ieri ho conosciuto lui. Continua a leggere

Un periodo sabbatico

Non ricordo quando ho deciso di prendermi un periodo di pausa. A dirla tutta non ricordo nemmeno di aver deciso di prenderlo.

Mi sono, semplicemente, distratta.

Pensavo che, con il part time, avrei ridotto i ritmi di lavoro e, quindi, tutto sarebbe stato più semplice e rilassante, una vera pacchia, tempo per la mia famiglia, gli amici e tutte quelle cose che di tempo non ne hanno avuto mai: cucinare, leggere, sistemare il giardino, o scrivere, giusto per ricordarne alcune.

Poi sono diventata improvvisamente padrona del mio tempo e dei miei spazi e tutto si è dilatato, sono come stata sparata in un’altra dimensione.

Il lavoro, che fino ad allora aveva occupato una fetta così ampia e invadente della mia vita, improvvisamente se ne stava accucciato in un angolino e io non sapevo bene come fare. Continua a leggere

“Ti ho fatto il caffè”

Hai iniziato a fare la OSS quando io ho iniziato il liceo.

Una vita fa, a pensarci, una vita in cui ogni giorno hai fatto mille piccole cose che mi hanno permesso di lavorare bene.

E stasera una gran fatica a trascinarti fuori casa per portarti alla tua festa a sorpresa per la pensione. Hanno inventato una scusa, una cena di reparto, è Natale, non puoi mancare.

E tu che non volevi: “Cosa vengo a fare, andate voi, che io ho i vecchi da guardare e la campagna e che se poi vado via una sera qui, va tutto a ramengo!”

Ci siamo riusciti e quando sei arrivata e hai capito che la festa era per la tua pensione, prima di commuoverti ti sei arrabbiata:”Me l’avete fatta grossa! Ma mica mi merito tutta ‘sta fatica!” Continua a leggere